giugno 2009


1246054969bCrisi, crisi e ancora crisi…negli ultimi mesi non si è sentito parlare d’altro, di quanto il mondo sia stato sopraffatto da debiti incolmabili che si ripercuoteranno sulla popolazione, senza mai fare cenno a soluzioni concrete. Forse non sarà la risoluzione ai problemi mondiali ma l’esposizione al Museo della Satira e della Caricatura di Forte dei Marmi, Ma cos’è questa crisi?, è un palliativo assai gradito, quantomeno per farsi una grossa risata su un argomento sul quale poco c’è da scherzare.

Ad affrontare questo argomento scottante sono stati chiamati in causa piu’ di 200 disegnatori satirico-umoristici di 50 Paesi nel mondo, dall’Europa all’India, alla Mongolia, dal Myanmar al Brasile, all’Uzbekistan ecc… tra cui firme celebri  come Plantu (Le Monde – France) o Krauze ( The Guardian – G.B.), Tom Janssen (Olanda),  Mikhail Zlatkovsky ( Russia) ecc.

L’universalità di questa esposizione introduce anche un’interessante visione di come la crisi venga vista, vissuta e interpretata nelle varie parti del mondo. Cosi’ se nei Paesi industrializzati la crisi e’ sinonimo di problemi bancari, crisi di Borse e investimenti, in quelli in via di sviluppo crisi e’ carenza di risorse naturali, danneggiate spesso da un’industrializzazione forzata e un po’ folle“.

Da non perdere dunque per farsi due risate ma anche, e soprattutto, per riflettere, perchè, come si suol dire, ridendo e scherzando si dice sempre la verità!!!

Fino al 4 Ottobre

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Ha 36 anni e un curriculum consistente Lorenzo Castore, protagonista fino al 15 settembre della mostra “Notebook” presentata solo qualche giorno fa alla s.t. foto libreria galleria di Roma. Nato a Firenze ma vissuto quasi da subito a Roma, Castore si è accostato alla fotografia nel ’97 ed è oggi presentato dall’agenzia e galleria Vu’ di Parigi.

Un viaggio in India sulle orme dei pellegrinaggi induisti, un altro a New York per documentare l’11 settembre, un terzo a L’Avana che gli è valso il Leica European Publishers’ Award for Photography, e poi ancora tanti lavori in giro per l’Europa e negli Stati Uniti. Due i progetti in corso: “La Terra sotto i Piedi”, presentato nelle gallerie FNAC italiane oltre che a Cracovia e Varsavia, e un reportage video-fotografico concepito anche come progetto editoriale, in collaborazione con Adam Cohen, di cui ha curato la prima personale italiana.

“Notebook” non nasce come progetto unitario ma come diario di viaggio, raccolta di appunti visivi che non vogliono documentare il quotidiano quanto piuttosto l’emozione che nasce dal contatto con la realtà. Ogni scatto è un frammento, la traccia del passaggio di qualcuno o qualcosa all’interno della vita del fotografo (“sono le persone che mi sono vicine, quelle che ho incontrato per un attimo, animali, muri, strade, nuvole, tutto”).

L’immaginazione e l’empatia dello spettatore sono gli obiettivi da sollecitare, in questo progetto scaturito dalla collaborazione con la s.t. ed evolutosi attraverso la selezione dei provini e la scelta delle foto da stampare, tutte in edizione unica ma prive di un formato unitario. Sette mesi di vita racchiusi in circa cinquanta scatti in bianco e nero dominati dalla varietà, nei soggetti, nelle pose, nel passaggio dal mosso alla messa a fuoco definita.

Garrett Phelan_At what point will common sense prevail

Durerà un mese da oggi (ore 19) fino al 25 luglio, nei due grandi ambienti della galleria Monitor di Roma, la mostra “Emotional Community”,  curata dalla critica Teresa Macrì. Francesco Arena, Jeremy Deller, Gabriele De Santis, Gülsün Karamustafa, Mike Kelley, Garrett Phelan, Alejandro Vidal e Akram Zaatari (con la musica dei Joy Division) sono gli artisti impegnati a stabilire un confronto sul tema della comunità emotiva, reale e virtuale, definita nel comunicato stampa dell’evento come “un flusso empatico che si espande in un territorio mentale e fisico e che condivide impulsi e ossessioni, desideri e asfissie.”

Una sorta di non-luogo trasversale e fluido, locale e frammentario, dominato da nature diverse e contrapposte che si insinuano sotto pelle senza fissarsi ma, al contrario, si sviluppano in molteplici direzioni. Si va, quindi, dall’identità situazionale e sociale affrontata da Jeremy Deller in The Battle of Orgreave a quella politica di Francesco Arena.

In Tactical Disorder Alejandro Vidal analizza il rapporto tra misure di sicurezza e cultura della paura, mentre Gabriele De Santis indaga l’universo dei rave, le loro dinamiche, i loro aspetti misteriosi e trasgressivi, portatori di un’estetica che si fonda sul rispetto di regole e codici di comportamento.

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Flyer giardini neri by otolab @ traffic gallery“Questa performance audiovisiva è basata sul concetto di “giardino come visione dell’anima” ed è realizzata attraverso un complesso storyboard non lineare. Immagini e suoni sono mixati durante la live performance per ricreare una onirica esperienza sinestetica in un giardino notturno.” A scrivere queste parole è otolab, collettivo nato nel 2001 a Milano e formato da musicisti, dj, vj, videoartisti, videomaker, web designer, grafici e architetti impegnati a indagare e scoprire intrecci e percorsi comuni a cavallo tra musica elettronica e ricerca audiovisiva.

La performance citata in apertura nasce nel 2008 con il titolo di “giardini neri” ed è stata presentata a Parigi e poi a Milano. Approderà oggi, 23 giugno, alle ore 18.30 a Bergamo, presso la Traffic Gallery, sotto forma di installazione video accompagnata da 23 stampe su alluminio che mostrano i punti salienti della performance, tratti da still del video originale. La mostra sarà visitabile fino al 25 luglio.

Attualmente otolab è un’associazione culturale impegnata nella realizzazione di liveset, installazioni, produzioni audio e audiovisive. Inoltre organizza workshop, laboratori, seminari e collabora ad iniziative culturali portando avanti al contempo progetti individuali e collettivi, sempre incentrati sul dialogo tra l’immagine, il video e la musica, dall’elettronica sperimentale alla techno.

Il lavoro di otolab è stato presentato in occasioni di festival italiani e internazionali tra cui Netmage a Bologna nel 2004, Dissonanze a Roma, Mixed Media Festival a Milano, Issue Project Room a Brooklyn (tutti nel 2006), Sonar a Barcellona e Upgrade!Amsterdam nel 2007.

La Dorothy Circus Gallery chiude la stagione espositiva in bellezza con una collettiva dal titolo imponente dal quale ci si aspetta molto Yes We Can…che sia un’eco scherzosa al neoeletto presidente degli Stati Uniti Obama, come il suo ritratto versione Lincoln dell’artista Ron English, o il serio impegno nel credere ad un cambiamento, artistico e non solo, fatto di speranze e lotta, resta comunque un titolo molto coinvolgente, davanti al quale non si può passare senza esserne incuriositi.

Curiosità che cresce dando una rapida occhiata agli artisti partecipanti, da Camille Rose Garcia a Francesco Lo Castro, da Kris Lewis a  Ken Keirns a Ron English, fiori all’occhiello per una chiusura in grande stile.

Fino al 10 Luglio…da non perdere!!!

flyer

Non è la prima volta che parliamo di Alessandra Fusi e stavolta lo facciamo, con grande piacere, per segnalare un evento importante, la sua prima mostra oltreoceano. Si tratta di “Just because”, una collettiva tutta al femminile come il nostro blog, che aprirà i battenti il prossimo 3 luglio presso la C.A.V.E. Gallery di Venice, in California.

Fino al 25 luglio, Alessandra dividerà la scena con altre 22 artiste di cui purtroppo non siamo riuscite a scoprire molto, dal momento che la C.A.V.E. Gallery non ha rilasciato neanche un comunicato stampa dell’evento. In compenso, a noi e voi di Art Rehab, Alessandra ha deciso di regalare l’anteprima dei due lavori che esporrà a Venice e che potete ammirare in fondo all’articolo. In bocca al lupo!

Aggiornamento:

Nella gallery avete modo, adesso, di vedere anche un assaggio dei lavori presentati in mostra dalle altre artiste, che con il loro linguaggio giocoso guideranno lo spettatore attraverso un viaggio favoloso abitato da creature mitiche e paesaggi immaginari. Tutto questo è “Just Because”.

artoteca

Sono nati tra il 1978 e il 1985 i quattro giovani artisti protagonisti di “Alle 7 del mattino il mondo è ancora in ordine”, momento conclusivo della loro residenza presso O’ Artoteca a Milano all’interno del progetto O’ A.I.R. (Artisti In Residenza). Il percorso di Esther Mathis, Ariel Schlesinger, Andrés Galeano e Matteo Guidi ha avuto inizio il 20 aprile e si concluderà con il termine della mostra, previsto per il 4 luglio.

L’intento di O’ A.I.R. è quello di fornire tempo, spazio, spunti, occasioni di scambio, collaborazioni e risorse alle esigenze creative degli artisti che, provenendo da esperienze diverse e multiformi, si propongono e vengono selezionati periodicamente, nell’ambito di tre-quattro appuntamenti per stagione (ottobre-luglio), ciascuno dei quali ospita da 2 a 4 residenti.

Esther Mathis è nata a Zurigo ma vive e lavora a Milano. Il progetto maturato all’interno di O’ A.I.R. è costituito da una serie di fotografie accomunate da una sorta di misterioso rumore di fondo, che attrae e al contempo scoraggia l’osservatore. Come si legge nel comunicato stampa, l’artista “offre un mondo con rumori non esistenti, dove sta per accadere qualcosa, come se ogni singolo punto in queste fotografie avesse la potenzialità di essere testimone di una cosa sconosciuta.”

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