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Ho scoperto il nome di Luciano Rignanese tra i membri del collettivo Massagrigia. Pugliese, nato nel 1979 ma attivo a Roma da 12 anni, Luciano si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Roma ed è costumista, scenografo e fotografo di scena.

Quella che vi segnalo oggi però è una personale di pittura, sua prima passione. “La decisione dell’esistenza”, questo il titolo, aprirà i battenti il prossimo giovedì 28 gennaio alle ore 18 presso la Galleria Vittoria in via Margutta 103 a Roma (con la curatela di Tiziana Todi e Robertomaria Siena) e sarà visitabile fino al 6 febbraio.

In mostra saranno presentati 6 olii su tela di 1m x 1m e 20 fusaggini 24 x 30 cm, aventi per tema la natura morta come sinonimo di attenzione al quotidiano, alla vita delle piccole cose di tutti i giorni. La pittura tonale, con i suoi passaggi cromatici graduali, ben si presta allo scopo, riallacciandosi alla tradizione italiana (Giorgio Morandi, per fare un esempio) e traducendo in pittura la semplicità di forme e oggetti consueti.

La galleria è aperta dalle ore 15 alle ore 19, dal lunedì al venerdì; domenica e fuori orario su appuntamento.

“Where’s my crown?” è la domanda senza risposta che dà il titolo alla mostra di Alessandra Rosini, in programma presso la galleria Changing Role di Roma in vicolo del Bollo 13 e che inaugurerà il prossimo 11 dicembre alle ore 18.30, per restare aperta fino al 5 febbraio 2010. L’artista, nata nel 1979, vive e lavora a Roma.

La mostra, curata da Alessandro Facente, è incentrata sui temi dell’ipocondria e della pandemia, sul senso di condivisione delle paure che attanagliano ciascuno di noi quotidianamente e che costituiscono un regno su cui pensiamo di poter dominare ma che in realtà non prevede per noi alcuna corona. Si tratta di paure di vario genere, dalle calamità naturali alla crisi economica, dalle guerre alle influenze del momento, che di fatto finiscono per dominare noi e la nostra psiche.

Tre sono le installazioni in cui è strutturata la mostra. Nel piano di superficie si incontra Cartella clinica, una serie di analisi cliniche raccolte dall’artista tra il 1998 e il 2009, coperte da un film in stile gratta-e-vinci che ne cela il contenuto: l’esperienza personale come prova dell’ipocondria che si prende gioco di noi attraverso l’aspetto ludico del grattare la superficie coprente.

Il secondo lavoro, al piano inferiore, è Hz., un’installazione sonora costituita da un vinile che suona su un giradischi e che viene fatto ripartire di volta in volta dagli spettatori. La traccia di 7’13” è una serie di note stabilita secondo calcoli matematici a cui l’artista attribuisce le cause e il numero delle morti rilevate dalla World Health Organization per il 2001. Anche qui un elemento protettivo, le note, che occultano le morti. Il terzo lavoro, Senza titolo, posto nel secondo piano interrato, è un’installazione video in cui due ragazze respirano contro un vetro. In un caso il vetro si appanna, nell’altro no. Presenza e assenza, vita e morte.

“Chi è fuori è dentro, chi è dentro è fuori” è l’ironico titolo della prima personale di Pasquale Di Donato, nato nel 1982 a Milano, dove vive e lavora, ed inaugurata ieri 18 novembre. Per il suo debutto negli spazi di Allegra Ravizza Art Project a Milano, l’artista presenta una serie di lavori, sculture e installazioni, che affrontano in maniera pungente il tema del confine e del limite tra esterno e interno.

Nel corso della mostra può capitare “di imbattersi in Nuvole vere, case finte, balconi rovesciati, piccole porte curiose, un Uomo Invisibile, Gabbie di libertà e ritratti di fiato”, creando così nello spettatore corto-circuiti sensoriali legati alla difficoltà di percepire con esattezza la sottile linea divisoria tra gli spazi.

Le opere di Pasquale Di Donato fanno sorridere e riflettere, perchè sembrano mettere in forse ciò che sembra un dato di fatto, le nostre certezze, il nostro quotidiano vivere e rapportarci con la realtà. In questo universo tutto si capovolge e muta di senso e lo stesso individuo finisce per dubitare della propria identità e del proprio posto tra le cose, nel mondo. E voi, siete dentro o fuori?

DCG - RubedoLa Dorothy Circus Gallery di Roma ospiterà nei suoi spazi di via Nuoro, a partire dal prossimo 31 ottobre e fino al 16 gennaio 2010, la mostra “Rubedo”, con opere di David Stoupakis e Silvia Idili appositamente create per l’occasione e dominate dal colore rosso sangue, come sinonimo di impulso vitale e fusione tra spirito e materia.

“Nello stadio dell’albedo, non si è vivi nel vero senso della parola. E’ una sorta di stato astratto, ideale. Allo scopo di renderlo vivo, necessita di ‘sangue’, necessita di ciò che gli alchimisti chiamavano la rubedo, il ‘rosseggiare’ della vita.” Con queste parole Jung traduce in psicanalisi il quarto stadio del sistema alchemico, riportando la terminologia adottata dagli alchimisti tra 15° e 16° secolo per indicare un percorso di purificazione e scoperta della propria, autentica natura.

Dopo la nigredo, l’albedo e la citrinitas, il quarto stadio, la rubedo, rappresenta il raggiungimento di questa consapevolezza, il gradino più alto di un cammino volto alla pienezza perfetta, un traguardo che necessita del sangue inteso non in senso cruento o negativo ma, al contrario, come sinonimo di vita e come protagonista di un “pulsante carnevale noir”, quello che la Dorothy Circus Gallery, David Stoupakis e Ilaria Idili mettono in scena.

A partire dal 30 ottobre sarà possibile visionare, sul sito della galleria, un’anteprima delle opere in mostra. Importante annotazione: in occasione dell’opening non dimenticate di indossare un abbigliamento di colore rosso, naturalmente.


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Iniziativa interessante quella proposta da Ilaria Centola e Francesco Gattuso presso gli spazi, infiniti direi, dell’East End Studios di Milano; proposta che vede andare in scena una art fair composta da giovani gallerie, più o meno note, che propongono al pubblico young artists a prezzi modici. Un modo per dare la possibilità ad un pubblico più vasto di conoscere ed apprezzare il panorama contemporaneo, aumentando anche le chance di vendita tra i nuovi collezzionisti in erba.

StEP09 non è però la solita fiera d’arte, mercificazione creativa e fiore all’occhiello da esibire, ma è, anzi, una valida alternativa al canale principale, unendo all’arte anche musica e performance, proponendo, così, un evento ricco di momenti interessanti, fluido e dinamico in cui è possibile interagire con l’ambiente circostante e non rimanere solo ed esclusivamente uno spettatore in disparte.

30 le gallerie presenti e molti gli eventi in programma.

StEP09 inaugura venerdì 9 Ottobre dalle 18:00 e resterà aperta fino all’11Ottobre.

Per costi d’ingresso, orari e calendario appuntamenti visitate il sito della manifestazione cliccando qui.

VirginiaDomani, 3 ottobre, ricorre la V Giornata del Contemporaneo indetta dall’AMACI (Associazione Musei d’Arte Contemporanei Italiani). Tra le tante iniziative proposte da gallerie e istituzioni romane, vi segnalo una personale, quella di Barbara Uccelli (ma il suo nome figura come barbarauccelli), che aprirà i battenti alle ore 18.30 negli spazi della galleria Ingresso Pericoloso, in via Capo d’Africa 46, e che resterà aperta fino al 16 novembre.

Il titolo della mostra, Writers, è dovuto al tema scelto dall’artista: cinque scrittrici, tutte morte suicide. Marina Tsvetaeva, Sylvia Plath, Anne Sexton Virginia Woolf e Sarah Kane. Cinque donne che hanno legato la propria esistenza ad un doloroso tormento interiore che le ha condotte ad un gesto estremo, drammatico e definitivo. Cinque donne di grande ingegno, fascino e sensibilità. Incarnandole, la performer Barbara Uccelli le riporta in qualche modo in vita. Cinque donne, cinque video, tutti della durata di un minuto. E una fotografia, ad eternare questo omaggio. La costante, un paio di scarpe rosa.

Barbara Uccelli è nata nel 1975 e, attualmente, vive e lavora a Bologna. La sua ricerca artistica è incentrata sul corpo e sul suo linguaggio. Ha partecipato a mostre collettive e personali in Italia e all’estero, particolarmente significativa l’esperienza in Cina.

In contrasto con l’età avanzata del quartiere in cui sorge, è nata da pochi giorni al centro della Milano romana Click! Gallery, una galleria orientata verso la promozione dei nuovi nomi e delle ricerche sperimentali nel campo della fotografia, dall’analogico al digitale passando per la pittura digitale stampata su supporti fotografici eterogenei.

A capo di Click! Gallery un responsabile artistico, Chiara Canali, e uno commerciale, Lori Benzoni, i quali hanno deciso di distinguersi rispetto alle altre due gallerie milanesi dedicate alla fotografia (Photology e Carla Sozzani) che presentano l’opera di artisti già affermati. Il loro intento è infatti individuare fotografi emergenti o presentare i progetti speciali di autori italiani e stranieri.

Alle esposizioni si affianca un programma di incontri con critici e studiosi che prevede il coinvolgimento diretto degli artisti al fine di studiare il ruolo espressivo della fotografia come mezzo artistico e la sua posizione all’interno del mercato dell’arte italiana.

La stagione 2009/2010 si apre con “Notturno metafisico”, visitabile fino al 18 ottobre, una collettiva che vede riuniti 6 fotografi under 30 (Giacomo Bernasconi, Luca Casonato, Giulio Cassanelli, Daniela Cavallo, Anna Kwasny, Mario Washington) e il cui filo conduttore è il gioco tra luce e ombra, in chiave surreale e onirica: “Nello sguardo dei giovani fotografi si ritrovano vedute notturne, visionarie, fatte di toni cupi e di cieli stellati e vedute diurne più morbide e rarefatte ma racchiuse in cornici di nero infinito o squarciate da nubi improvvise che alterano la profondità fisica dell’immagine.” Da queste immagini il rapporto tra significante e significato risulta così alterato in chiave soggettiva, tale da incrinare l’oggettività del mezzo fotografico.

Aggiornamento: data la grande affluenza di pubblico, la mostra è stata prorogata fino al 31 ottobre.

Eugenia Vanni_Passeggiata marina, 2008, parte 1, matita su carta, gomma, 44x51 cm_Galleria Riccardo Crespi“Ognuno sa ciò che l’altro pensa” è il titolo della prima personale italiana della ventenne senese Eugenia Vanni presso la Galleria Riccardo Crespi di Milano. La mostra, inserita anche nel programma del circuito Start Milano, vede una selezione di circa 20 lavori realizzati con varie tecniche (installazione, grafica, disegni su tela) e materiali non strettamente artistici, come gomma e neon.

Caratteristica comune a questi lavori è la messa in discussione del concetto di tecnica o medium: il loro impiego da parte dell’artista è anticonvenzionale e rivisitato, come i disegni realizzati su superfici irregolari che, da reversibili, diventano indelebili. Le complicazioni legate alla resistenza dei materiali sono stimolo per la sperimentazione, aprono nuove strade creative.

A questo approccio scientifico si affianca il riferimento all’arte rinascimentale, cui Eugenia Vanni è molto legata date le sue origini. I due aspetti si traducono in strumenti di analisi della realtà, trasformando lo spazio espositivo in osservatorio, l’uomo in oggetto di studio, con la sua difficoltà ad agire, la sua paralisi (intesa in senso sociologico), il suo muoversi in bilico tra gli eventi. Come se fosse un trampoliere.

canerabbios_cracovia0409“Questa proiezione è la sintesi non ancora definitiva di dieci anni di lavoro e di una fase della mia vita. Il tentativo è quello di intrecciare la memoria collettiva con la memoria individuale, di parlare della Storia attraverso una storia, la mia, che è l’unica che conosco”: con queste parole Lorenzo Castore introduce “10 x 14 Slideshow – dieci anni in poco meno di quattordici minuti”, che verrà presentata il 22 settembre dalle 20.00 alle 23.00 a chiusura della personale “Notebook”, inaugurata il 25 giugno presso s.t. foto libreria galleria di Roma e prorogata fino al 26 settembre.

L’ultimo decennio della vita e del lavoro di Lorenzo Castore vengono così condensati in uno slideshow della durata di circa quattordici minuti, che diventa punto di fuga e di incontro tra il sé e l’altro, una convergenza tra la propria esperienza e quella dell’umanità tutta, guardando al passato e al vissuto di ciascuno per trovare una collocazione nel presente.

Per dirla ancora con Castore, “Condividere ci fa sentire meglio e parte di qualcosa di molto più alto e importante del nostro chiuso universo personale. Ci riconosciamo, siamo sulla stessa barca, e tutto all’improvviso appare commovente, patetico e un po’ ridicolo”.

Inaugura oggi alla Galleria Contemporanea di Vicolo Sugarelli 6, la mostra personale di Vanessa Palomba, giovaneartista inglese, oggi  stabilmente trasferitasi in Italia dove vive e lavora.

L’esposizione presenta una selezione di opere che illustrano il percorso creativo dell’artista, le sue evoluzioni tecniche e tematiche sintetizzate in un nuovo linguaggio espressivo in cui concetto e materia si uniscono divenendone la base portante.

In un susseguirsi di complessità e semplificazione nascono dalla mano dell’artista diverse tipologie figurative tra cui quelle dominanti sono i piedi, soggetto che da sempre è stato caricato di un forte valore simbolico; in molte culture hanno un’importanza simbolica e religiosa, nella mitologia si trovano diversi riferimenti ad essi, anatomicamente sono la base del corpo e mezzo di stabilità, per dirla come Leonardo sono di per sé “un’opera d’arte, un capolavoro di ingegneria”. E come opere d’arte Vanessa Palomba li esprime, non solo come fondamento del corpo umano, ma anche, a livello concettuale, come sineddoche di esso, del viver quotidiano; è nei piedi che è racchiuso il cammino dell’uomo, il suo pellegrinaggio verso terre lontane, l’esilio forzato di molti che devono allontanarsi dalla propria terra.

Soggetto dall’imponente significato metaforico è, dunque, molto più di un mero esercizio di stile. La composizione ne evidenzia l’importanza come unico protagonista: gli sfondi sono neutri e non vi è presenza di alcun elemento distintivo e distrattivo; ne risulta un’astrazione dal contesto che produce un’assolutizzazione dell’elemento raffigurato.

Fino al 20 Ottobre

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