Installazione


A Roma, in via della Reginella 26, esiste uno spazio dall’identità ben precisa: una white box lunga 6 metri, alta 3 e larga 2 interamente visibile dalla strada per tutto il giorno e che nel nome, Opera Unica, racchiude il significato della sua esistenza ovvero esporre di volta in volta l’opera unica di un singolo artista. Uno schermo riporta titolo dell’opera, nome dell’autore e suoi contatti per una durata variabile tra i 3 e i 7 giorni.

Il concept di Opera Unica ricorda un po’ quello di Edicola Notte, spazio creato nel cuore di Trastevere dall’artista cino-malese H.H.Lim, da molti anni a Roma. Anche lì un ambiente minimale, lungo 7 metri e largo 1, che di volta in volta un artista è chiamato ad animare con il proprio libero intervento. Un unico ingresso dà sulla strada, mentre l’opera di notte viene illuminata perchè sia visibile ai passanti.

Opera Unica, in collaborazione con la Takeway Gallery, ha organizzato una manifestazione dal titolo “24×24” che si terrà dalle 11 del mattino del 22 gennaio fino a domenica 14 febbraio: 24 giorni affidati ad altrettanti giovani artisti emergenti, italiani e internazionali ma tutti attivi a Roma.

Ciascuno di loro occuperà lo spazio della galleria per 24 ore, realizzando la sua opera (pittura, scultura, installazione o performance) e lasciandola visibile prima di cedere il posto, alle 11 del giorno dopo, all’artista successivo. Il tutto senza vincoli tematici e sotto lo sguardo dei passanti, che assisteranno alla creazione passeggiando lungo la strada.

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Dal 16 al 24 Gennaio, Bracciano ospiterà la quinta edizione del DDANG, collettiva dedicata ai giovani artisti che si muovono sul territorio romano e laziale e pensata per le nuove generazioni. Un’esposizione che coinvolge diverse discipline, dalla pittura alla fotografia, dall’installazione alla videoart, che, insieme ad incontri e conferenze,  animeranno le sale del Complesso del Chiostro degli Agostiniani.

Molti gli artisti che hanno aderito alle passate edizioni tra cui Sten, Lex, Lucamaleonte, Matteo Bastianelli, Kino, Omino 71, Pamela Pintus, Giovanna Vicari, Francesco Mirizzi,  Stefano Azzena e molti altri.

Il tema di quest’anno è l’Inter_Azione intesa come ” trasformazione necessaria e spontanea dello spazio urbano messa in atto, sia da singoli abitanti sia da intere comunità, per far fronte a nuovi bisogni e desideri non corrisposti; come lotta tra lo spazio urbano, spesso coercitivo capace di condizionare comportamenti, stili di vita e stati d’animo quotidiani, e la comunità che è chiamata a viverlo; come percorso dalla realtà all’utopia; uno stimolo per immaginare sviluppi futuri di dinamiche sociali e spaziali per la creazione di nuovi mondi“.

Per il programma completo cliccate qui.

“Where’s my crown?” è la domanda senza risposta che dà il titolo alla mostra di Alessandra Rosini, in programma presso la galleria Changing Role di Roma in vicolo del Bollo 13 e che inaugurerà il prossimo 11 dicembre alle ore 18.30, per restare aperta fino al 5 febbraio 2010. L’artista, nata nel 1979, vive e lavora a Roma.

La mostra, curata da Alessandro Facente, è incentrata sui temi dell’ipocondria e della pandemia, sul senso di condivisione delle paure che attanagliano ciascuno di noi quotidianamente e che costituiscono un regno su cui pensiamo di poter dominare ma che in realtà non prevede per noi alcuna corona. Si tratta di paure di vario genere, dalle calamità naturali alla crisi economica, dalle guerre alle influenze del momento, che di fatto finiscono per dominare noi e la nostra psiche.

Tre sono le installazioni in cui è strutturata la mostra. Nel piano di superficie si incontra Cartella clinica, una serie di analisi cliniche raccolte dall’artista tra il 1998 e il 2009, coperte da un film in stile gratta-e-vinci che ne cela il contenuto: l’esperienza personale come prova dell’ipocondria che si prende gioco di noi attraverso l’aspetto ludico del grattare la superficie coprente.

Il secondo lavoro, al piano inferiore, è Hz., un’installazione sonora costituita da un vinile che suona su un giradischi e che viene fatto ripartire di volta in volta dagli spettatori. La traccia di 7’13” è una serie di note stabilita secondo calcoli matematici a cui l’artista attribuisce le cause e il numero delle morti rilevate dalla World Health Organization per il 2001. Anche qui un elemento protettivo, le note, che occultano le morti. Il terzo lavoro, Senza titolo, posto nel secondo piano interrato, è un’installazione video in cui due ragazze respirano contro un vetro. In un caso il vetro si appanna, nell’altro no. Presenza e assenza, vita e morte.

“Chi è fuori è dentro, chi è dentro è fuori” è l’ironico titolo della prima personale di Pasquale Di Donato, nato nel 1982 a Milano, dove vive e lavora, ed inaugurata ieri 18 novembre. Per il suo debutto negli spazi di Allegra Ravizza Art Project a Milano, l’artista presenta una serie di lavori, sculture e installazioni, che affrontano in maniera pungente il tema del confine e del limite tra esterno e interno.

Nel corso della mostra può capitare “di imbattersi in Nuvole vere, case finte, balconi rovesciati, piccole porte curiose, un Uomo Invisibile, Gabbie di libertà e ritratti di fiato”, creando così nello spettatore corto-circuiti sensoriali legati alla difficoltà di percepire con esattezza la sottile linea divisoria tra gli spazi.

Le opere di Pasquale Di Donato fanno sorridere e riflettere, perchè sembrano mettere in forse ciò che sembra un dato di fatto, le nostre certezze, il nostro quotidiano vivere e rapportarci con la realtà. In questo universo tutto si capovolge e muta di senso e lo stesso individuo finisce per dubitare della propria identità e del proprio posto tra le cose, nel mondo. E voi, siete dentro o fuori?

NigredoIn questo periodo sembra dilagare uno spassionato amore per l’alchimia e la teorizzazione delle 4 fasi del sistema alchemico…e se ieri si parlava del quarto stadio oggi ad essere protagonista è il primo, la Nigredo, la fase in cui, la materia si dissolve aprendosi al cambiamento e paragonabile, secondo Jung, all’incontro della coscienza con l’inconscio.

Nigredo è, per l’appunto, il titolo scelto per un  interessante group show che ha visto animare le sale della  Ex Lavanderia (Piazza Santa Maria della Pietà 5, Roma),  esposizione nata da un’idea di Barbara Collevecchio in collaborazione con Micol di Veroli e Lori Adragna e che partendo proprio da questo significato mistico, hanno commissionato opere esclusive per l’evento a 30 esponenti del panorama artistico nazionale ed internazionale, spaziando dalla pittura alla scultura, alla videoarte, all’installazione, alla fotografia.

Come si legge nel comunicato stampa “L’arte è per sua natura un’alchimia creativa, un processo di trasformazione della materia e dell’immagine mediante una struttura di simboli poiché l’essere umano è un animale simbolico.La Nigredo dell’arte è il punto d’inizio di una nuova materia immaginifica, di una nuova forma che si apre alla ricerca dell’opera perfetta, vera pietra filosofale di ogni istinto creativo“.

Il progetto è patrocinato dall’Assessorato alla cultura del Comune di Roma e vede tra i suoi media partners la rivista Drome Magazine.

Artisti intervenuti: Adalberto Abbate, Barbara Agreste, Andreco, Matteo Basilè, Angelo Bellobono, Zaelia Bishop, Umberto Chiodi, Laura Cionci, Pierluigi Febbraio, Massimo Festi, Octavio Floreal, Tommaso Garavini, Tiziano Lucci, Federico Lupo, Jara Marzulli, Masbedo, Elena Monzo, Serena Nono, Davide Orlandi Dormino, Max Papeschi, Paola Parlato, Guido Pecci, Gabriele Pellegrini, Francesca Pennini, Cristiano Pintaldi, Marco Rea, Francesco Sambo, Silvia Serenari, Fernanda Veron, Fiorenzo Zaffina.

Fino all’1 Novembre.

BannerAADopo un censimento in 3 fasi, svoltosi nella terza decade di luglio, arriva alla sua fase conclusiva “Avvertenze artistiche”, sezione dedicata alle arti visive del più ampio progetto “Avvertenze generali”, in cui rientrano anche “Avvertenze musicali” e “Avvertenze danza”.

I numeri: 31 artisti emergenti tra i 18 e i 35 anni provenienti da tutta Italia sono stati selezionati tra 200 partecipanti e invitati a presentare un massimo di 3 lavori tra pittura, fotografia e scultura/installazione. Il progetto è stato realizzato grazie al contributo del MIBAC e la collaborazione del Comune di Roma Assessorato alle Politiche Culturali Sovraintendenza ai Beni Culturali.

I giovani talenti sono stati individuati da un gruppo di talent scout tra cui artisti, galleristi, docenti, direttori di enti e membri della sovrintendenza guidati da Vittoria Cappelli, responsabile di “Avvertenze artistiche” e produttrice del programma televisivo di Rai3 Passepartout.

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Flyer giardini neri by otolab @ traffic gallery“Questa performance audiovisiva è basata sul concetto di “giardino come visione dell’anima” ed è realizzata attraverso un complesso storyboard non lineare. Immagini e suoni sono mixati durante la live performance per ricreare una onirica esperienza sinestetica in un giardino notturno.” A scrivere queste parole è otolab, collettivo nato nel 2001 a Milano e formato da musicisti, dj, vj, videoartisti, videomaker, web designer, grafici e architetti impegnati a indagare e scoprire intrecci e percorsi comuni a cavallo tra musica elettronica e ricerca audiovisiva.

La performance citata in apertura nasce nel 2008 con il titolo di “giardini neri” ed è stata presentata a Parigi e poi a Milano. Approderà oggi, 23 giugno, alle ore 18.30 a Bergamo, presso la Traffic Gallery, sotto forma di installazione video accompagnata da 23 stampe su alluminio che mostrano i punti salienti della performance, tratti da still del video originale. La mostra sarà visitabile fino al 25 luglio.

Attualmente otolab è un’associazione culturale impegnata nella realizzazione di liveset, installazioni, produzioni audio e audiovisive. Inoltre organizza workshop, laboratori, seminari e collabora ad iniziative culturali portando avanti al contempo progetti individuali e collettivi, sempre incentrati sul dialogo tra l’immagine, il video e la musica, dall’elettronica sperimentale alla techno.

Il lavoro di otolab è stato presentato in occasioni di festival italiani e internazionali tra cui Netmage a Bologna nel 2004, Dissonanze a Roma, Mixed Media Festival a Milano, Issue Project Room a Brooklyn (tutti nel 2006), Sonar a Barcellona e Upgrade!Amsterdam nel 2007.

Ha inaugurato il 4 Aprile e proseguirà fino all’11 Maggio la personale di Angelo Barile alla Kyo Art Gallery di Viterbo. My sweet Dolls è il titolo che accompagna questa mostra e che ci introduce alle opere di questo artista: dolci, ma per niente ingenue, ragazzine e i loro giochi e disegni infantili che nascondono qualcosa in più. Dolci, dunque, ma anche furbe, osservano con aria di sfida lo spettatore nei loro primi e primissimi piani in cui, guardandoti negli occhi, gridando o solamente sorridendo, provocano in noi reazioni contrastanti.

Insieme alle opere di Barile è presente un’istallazione site specific della designer e artigiana tedesca Jutta Taute dal titolo Dov’è Noè in cui fa eco alla tematica di Barile ma usando un linguaggio diverso, in cui protagonisti sono animaletti (gli stessi creati dalla Taute con la lana conosciuti come “bibo” o  “teneri”) disegnati per terra.

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Sono semplici strumenti da lavoro, presentati in modo feroce ed ineluttabile ma nello stesso tempo dissimulati dal segno verticale e sporco, i protagonisti delle opere di Gianni Politi presentati nell’ambito della mostra “I tool U” che aprirà i battenti il 3 aprile alle 20 (l’inaugurazione, però, è solo su invito) e proseguirà dal 4 al 30 aprile presso la galleria CO2 contemporary art di Roma.

Grafite su carta intelata e fusaggini su carta da spolvero sono le tecniche di cui Gianni Politi, nato a Roma nel 1986, si serve per rappresentare in chiave bidimensionale oggetti innocui e di uso comune che, privati della loro funzione primaria e in virtù della gestualità marcata e quasi esasperata del segno, assumono una diversa valenza e una nuova violenza. In questo modo la terza dimensione torna a sconvolgerci, non tanto in termini di profondità quanto come elemento che dalla tela emerge per aggredire il nostro sguardo, restituendo peso a ciò che era diventato sottile.

Materiali eterogenei e tecniche diverse sono la base delle opere presentate in mostra, non solo disegni ma anche installazioni, due delle quali site specific: Child trap e Chocolaterie Lourde, citazione di un pezzo per chitarra degli anni ’40 di Django Reinhardt intitolato Artillerie Lourde.

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Ha inaugurato pochi giorni fa la mostra Regina di Cuori presso la Primo Piano Living Gallery di Lecce, esattamente il 21 Marzo, giorno dell’equinozio di primavera, il Noruz persiano, che corrisponde al nostro capodanno, con la performance Silk Heart dell’artista siciliana Marilena Vita.

La manifestazione, patrocinata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Lecce, ed inserita nel Calendario Rosa, vede protagoniste numerose artiste italiane e straniere, impegnate in una ricerca artistica volta ad esprime l’essere femminile in tutte le sue declinazioni spaziando dalla pittura, alla fotografia, alla videoarte alla performance.

In esposizioni fino all’8 Aprile opere di: Caterina Arcuri, Elisa Cella, Marilena Vita, Elisabetta Visentin, Enza Santoro,Silvia De Gennaro, Stefania Di Filippo, Fosca,Cinzia Fresia, Medea (Graziella Muraglia ), Rita Da Costa, Melissa Furness, Irina Kassabova, Mary Jane Jessen, Pauline Thompson, Sooz (Susan Jillette), Marie Perrakis, Miska Tor, Llora Rosenman, Shelley Vouga.

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