Apre i battenti il 4 dicembre alle 19 la personale di Samantha Marenzi presso RGB46, al numero 46 di piazza Santa Maria Liberatrice a Roma. “Lios Decades IV” è il titolo dell’evento, titolo che chiarisce fin da subito il tema portante della ricerca decennale dell’artista, incentrata sul corpo e sulla declinazione che di esso dà la danza butoh, nata in Giappone negli anni ’60, come reazione all’incontro-scontro con il modello di vita americano.

Sul principio secondo cui il corpo è depositario della propria storia, nella danza butoh si innesta la volontà di liberare le passioni, le emozioni, i sentimenti e, su tutto, il desiderio di vivere il proprio corpo dall’interno, esplorando il proprio sé senza vincoli ma cercando piuttosto di esprimere la propria natura in maniera quasi primordiale attraverso la libera circolazione dell’energia.

Il corpo dipinto di bianco dei danzatori butoh, nella fattispecie quelli del gruppo Lios e del trio Adama, viene indagato da Samantha Marenzi con sensibilità e attenzione, inteso come forma di rivolta e di “ricerca del sottile equilibrio tra il corpo abitato dal di dentro e insieme visto dal di fuori”.

Questo studio viene restituito in immagine dall’artista nel rispetto della concezione non estetica del corpo, derivante dall’ideologia butoh. Per quanto riguarda le tecniche, Samantha Marenzi, fedele al recupero delle tecniche artigianali dei primi anni nel ‘900,  si affida alla stampa su supporti non convenzionali come la carta da acquerello, il cui spessore e la cui matericità rappresentano per Samantha Marenzi la superficie che accoglie la gestualità con cui si sforza di dare concretezza al proprio immaginario.

Samantha Marenzi 3Qualche tempo fa avevo segnalato su queste pagine Occhirossi, festival indipendente di fotografia, svoltosi dal 3 al 5 luglio all’interno del Forte Prenestino di Roma. Manifestazione organizzata in modo esemplare (peccato però per tutti i fotografi meritevoli che non hanno pensato di mettere a disposizione i loro biglietti da visita, non sempre si hanno a portata di mano carta e penna per segnare i nomi) e, naturalmente, molto suggestiva la distribuzione delle mostre nella lunga infilata delle celle sotterranee.

Tra le tantissime viste, le fotografie che hanno colpito più di tutte la mia attenzione sono state indubbiamente quelle di Samantha Marenzi, bianchi e neri intensi e poetici che raccontano il corpo attraverso una prospettiva non convenzionale, ispirata dalla danza e dal teatro. Riduttivo, peraltro, chiamarle semplicemente fotografie: proseguite nella lettura dell’intervista e scoprirete perchè. Per contattare Samantha, per farle i complimenti o informarvi sulle sue opere, potete mandarle un’email.

Dove e quando è nata Samantha?
Sono nata a Roma nel novembre del 1975.

Qual è stata la tua formazione e come ti sei avvicinata alla fotografia?
Ho avuto la fortuna di formarmi durante le scuole superiori. Ho frequentato l’Istituto statale per la Cinematografia e la televisione “Roberto Rosellini”, una scuola professionale che tra i vari indirizzi formativi ha la sezione fotografia. Quindi di fatto mi sono diplomata come fotografa nel 1994, e negli stessi anni ho iniziato la mia gavetta sia professionale che “creativa”. Da allora ho seguito diversi corsi e ho lavorato a lungo come stampatrice, organizzato e realizzato mostre in Italia e all’estero. Attualmente insegno tecnica fotografica e pratiche di camera oscura.

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