Il Vis-à-vis di oggi vede come protagonista uno dei membri del collettivo Massagrigia. Lui è Luca Ragazzi, romano innamorato della sua città ma anche instancabile viaggiatore (anche grazie ad un documentario, Improvvisamente l’inverno scorso, di cui è regista e che lo porta in giro per il mondo). Lo si comprende osservando le sue fotografie, naturalmente in bianco e nero, scattate posando lo sguardo su dettagli alla portata degli occhi di tutti ma che il più delle volte passano inosservati. L’attenzione di Luca, invece, ne coglie le geometrie, ne mette a nudo la forza e la sostanza, ne racconta la storia in modo sottile e silenzioso. Alla fotografia architettonica, bilanciata nella sua astrazione, si affiancano scatti di stampo reportagistico ed altri più intimi, dal sapore domestico.

Chi è Luca Ragazzi? Dove e quando è nato?
Non mi è facile dire chi sono; ma che sono nato a Roma nel lontano ’71, quello lo so.

Qual è stata la tua formazione e come ti sei avvicinato alla fotografia?
Mi sono avvicinato alla fotografia da autodidatta. Credo intorno ai 15 anni rubando la macchina fotografica di mia sorella. solo verso i 17 ho cominciato a fotografare “coscientemente” in B/N.

Quali sono le tue fonti di ispirazione? Chi i tuoi maestri?
La mia fonte primaria è sempre e comunque il cinema, magari quello in B/N di Fellini con la fotografia di Gianni Di Venanzo o quella di Sven Nykvist nei film di Bergman. Per me l’immagine è sempre mutuata dal grande schermo e quindi orizzontale. Le foto in verticale mi sembrano sempre innaturali… Tra i fotografi italiani amo molto Ghirri e Basilico.

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Ho conosciuto i ragazzi del Collettivo WSP grazie ad una loro email, giunta nella posta di Art Rehab qualche giorno fa. E con piacere mi trovo a parlare di loro, della loro associazione e della mostra che li vede protagonisti in questi giorni. Ma andiamo con ordine.

Il Collettivo WSP nasce un paio di anni fa ma solo lo scorso 23 settembre assume la forma e la struttura dell’associazione, grazie alla passione comune di un gruppo di giovani fotografi freelance provenienti da due diverse scuole romane, Officine Fotografiche e CSF Adams, attive soprattutto nel settore della fotografia di reportage e di attualità.

Tutti i membri dell’associazione (Giuseppe Chiantera, Lucia Perrotta, Alessandro Serranò, David Scerrati, Daniela Silvestri, Massimiliano Tempesta, Gianpietro Zirottu) condividono la passione per la fotografia intesa come strumento di espressione e conoscenza.

Gli stili dei membri del collettivo sono naturalmente diversi, dettati da visioni personali e scelte individuali cui sottende però un progetto comune che vede la fotografia come veicolo di cooperazione culturale, integrazione, scambio.

Con questo spirito, il Collettivo WSP ha organizzato la sua “CollettivA”, in collaborazione con Oblomov Pigneto, per mostrare al pubblico il lavoro dell’associazione e per dare anticipazioni su quello che è in programma. L’esposizione sarà aperta fino al 9 dicembre.

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Chiara Taddei 2Aprirà i battenti alle ore 18 del prossimo 9 luglio, fino al 30 dello stesso mese, l’annuale appuntamento con la mostra di fine anno degli studenti della Scuola Romana di Fotografia di via degli Ausoni 7/A, intitolata “Works in progress”.

Elemento comune dei lavori pensati e realizzati durante l’anno dagli studenti, in vista di questo momento conclusivo, è (o dovrebbe essere) la ricerca, la sperimentazione, lo sforzo di individuare un proprio linguaggio al di là e al di sopra di ogni insegnamento.

Molteplici saranno i generi presenti in mostra, così come molteplici sono gli indirizzi offerti dalla scuola: si va dal ritratto al paesaggio, dallo still life al reportage, dalla moda e dalla pubblicità alla pura sperimentazione visiva.

“Quando sono arrivato a San Pietroburgo l’aspetto della città, dopo un periodo di transizione, era cambiato. Si presentava nuovamente come un centro cosmopolita. Questo cambiamento ha modificato anche il modo in cui la povertà si presenta. Non si incontrano più i ragazzi con i capelli rasati dalla polizia, anche loro si sono adattati al cambiamento, adeguandosi alla moda giovanile occidentale con vestiti presi dalle raccolte di abiti usati o rubati dai negozi.”

Queste sono  le parole di Wolfgang Müller, artista non giovanissimo (è nato nel 1957), che sarà presente con la mostra “Karat” in un luogo di nascita recente che ritengo meriti attenzione, ovvero la libreria fotografica Mandeep di Roma. “Karat”, organizzata in collaborazione con la galleria Grazia Neri, aprirà i battenti il 27 marzo e proseguirà fino al 2 maggio.

Müller racconta la vita di bambini e adolescenti strappati ai giochi e ai passatempi della loro età, immortalandoli con il suo obiettivo tra il 2000 e il 2001. Una vita fatta di piccoli espedienti, furti, prostituzione precoce e assunzione di alcool e droghe povere, come la colla e il lucido da scarpe (Karat è la marca di uno di questi ultimi).

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