Astrid Nippoldt, Böse Gehölze#7, 2009, piezo pigment print on photo paper, 35x50 cm, courtesy The Gallery Apart

La ricerca di Astrid Nippoldt, artista nata nel 1973 a Gießen in Germania, si concentra nella sua seconda personale romana sulla natura ed in particolare sulla sua manifestazione nell’ambito di forme espressive quali il cinema e la fotografia. In “Boese Gehoelze”, ovvero “Boschi malvagi”, visitabile fino al 10 luglio presso The Gallery Apart  in via della Barchetta 11, l’attenzione di Astrid è attirata dunque da quei momenti in cui il dato naturale prende il sopravvento come assoluto protagonista della scena.

La luce con le sue sfumature, il gioco della prospettiva e della messa a fuoco, combinate con l’uso del bianco e nero trasformano il bosco in proiezione dell’interiorità e della dimensione intima e privata dell’osservatore, ma anche in scenario che accoglie significati culturali e storie prive di una temporalità definita.

Astrid presenta in mostra anche acquerelli e disegni a matita, che oltre a fare da controcanto alla sezione fotografica ne sottolineano ed evidenziano il carattere delicato e quasi astratto.

Mariana Ferratto

Mariana Ferratto nasce nel 1979 a Roma e qui tuttora vive e lavora. Sarà presente fino al 10 aprile negli spazi della Fondazione Olivetti, sempre a Roma, con  la videoinstallazione a quattro canali “I pesci rossi crescono in base alla dimensione del loro acquario”, prodotta da The Gallery Apart.

Questo lavoro cerca di essere una sorta di analisi scientifica del rapporto che l’individuo instaura con i propri simili e con gli spazi che abita. Non a caso, infatti, protagonisti di questo progetto sono tre personaggi fisicamente molto diversi tra loro, ripresi singolarmente con la telecamera ciascuno all’interno di una stanza che corrisponde alla scala del loro corpo e dove svolgono azioni semplici come addormentarsi o leggere.

L’indagine sociale procede nell’ultimo video, in cui si osserva l’unico momento che i tre individui condividono, cioè un pasto, durante il quale peralto dialogano attraverso una lingua incomprensibile. Le quattro vicende non si sovrappongono nè intrecciano una storia e le loro sequenze temporali sono stabilite dall’artista/regista.